Capitolo 6
Niente da Offrire

«Fermi dove siete! Sono il Generale della brigata nera Zephyr Coldice. Come potete vedere, siete circondati. Arrendetevi subito e giuro sul mio nome che non vi sarà fatto alcun male!»
I quattro risero non appena sentirono il generale e uno di loro srotolò la fascia che gli copriva il viso, rivelando un muso leggermente allungato, un naso nero a forma di goccia rovesciata, due canini sporgenti e del pelo più folto di un essere umano normale lungo il collo. Bake pensò Zephyr. Il bake annuì a due dei suoi compagni, che estesero le braccia con i palmi rivolti verso l’alto e inclinando la faccia verso il cielo intonarono all’unisono:
Oh fuoco, più potente degli elementi, io t’invoco!
Usa il corpo del tuo suddito fedele, che la tua potenza purificatrice
converta il nemico miscredente!
Non appena terminarono la loro cantilena, i loro corpi cominciarono a tremare visibilmente e corsero verso i plotoni di soldati che li stavano circondando, uno verso la destra di Zephyr, l’altro a sinistra. Durante la loro corsa i corpi presero fuoco.
Zephyr guardò con orrore l’intera scena e capì immediatamente cosa stesse per accadere. «Allontanatevi da loro! Ritiratevi!» urlò a pieni polmoni.
Ma ormai era troppo tardi.
I soldati erano troppo lenti per poter rispondere prontamente a un assalto frontale di quel genere. Uno di loro pensò di trafiggere l’uomo infuocato con la lancia, lo colpì in pieno allo stomaco e non appena l’arma di metallo toccò l’essere incendiario, si sentì il rumore assordante di un’esplosione e una colonna di fuoco investì in pieno il soldato e tutti quelli attorno a lui, che furono carbonizzati quasi del tutto. Dall’altra parte invece i soldati serrarono i ranghi e alzarono i loro scudi, il corridore infuocato si gettò a tutta velocità contro di loro. La forza dell’impatto fu tale da scatenare un’altra grande deflagrazione e fu generata un’altra colonna di fuoco che bruciò tutti quelli attorno.
«Per i dieci...» sentì Trozar sospirare alle sue spalle, inorridito dallo spettacolo a cui avevano assistito.
«Maledetto pezzo di...!» urlò ferocemente Isomal caricando il più velocemente con la sua lancia contro il duo al centro dello spiazzo incendiato. «Fermo!» gridò d’istinto Zephyr a cui fece eco il capitano Oratis «Isomal, no!»
Ma il soldato non stava ascoltando e continuò a caricare. Il bake distese un braccio in avanti protendendolo verso l’alto:
Naar, del fuoco sacro, ascolta la mia supplica.
Fa’ discendere la tua ira!
Punisci, lacera e brucia!
Dalla mano aperta si formarono sei piccole sfere rosse della grandezza di un pugno, furono divise in tre gruppi da due, che ruotavano l’una attorno all’altra. Il bake le lanciò in direzione del soldato in corsa. Due furono posizionate alla sua sinistra, due alla sua destra e le ultime due poco più sopra la sua testa. Pochi istanti dopo una delle sfere in ogni gruppo smise di ruotare e le altre tre cozzarono contro le sfere ferme, generando una grande colonna di fuoco che investì in pieno il soldato malcapitato. Egli ebbe solo il tempo di urlare di dolore, prima che la colonna si dissipò, rivelando il suo corpo carbonizzato, cadere per terra in pezzi.
Il bake e il suo compare risero «Generale Zephyr Coldice, non sei neanche in grado di proteggere i tuoi soldati e vuoi negoziare con me? Tu forse non hai capito la situazione... Voi invasori dovete andarvene. Questa è la nostra terra, siamo noi che comandiamo qui, l’impero non conta niente e non può offrirci niente. Non siamo bambini che chiedono la protezione dei genitori. Voi avete cominciato questa guerra insensata e se non ve ne andate via, vi uccideremo dal primo fino all’ultimo. Non importa quanto tempo ci vorrà, useremo qualunque mezzo necessario per scacciarvi, persino se questo ci costerà la vita. Questo è un avvertimento, se volete davvero sopravvivere, andatevene e non tornate più. Altrimenti la nostra furia vi brucerà vivi con tutte le ossa, come è successo ai vostri soldati caduti oggi. L’unica cosa che potete offrire è la vostra resa!»
Zephyr sospirò profondamente, avrebbe preferito catturarli vivi, per poi magari interrogarli. Ma aveva perfettamente capito che la situazione non lo permetteva. Non c’era niente che avrebbe potuto fare, niente da poter scambiare con persone che avrebbero gettato la loro vita per difendere la loro terra, non ci sarebbe stato oro che li avrebbe tentati, non cibo con cui dividere, non c’era tributo che avrebbero richiesto.
Erano persone che non avevano prezzo.