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Capitolo 7

Una Proposta

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Sua maestà l’imperatore Rhodes IV era seduto sul trono. Aveva un’espressione alquanto annoiata, la guancia destra appoggiata al pugno e il gomito era a sua volta appoggiato al ginocchio destro, intanto con l’altra mano giochicchiava con il foglio di pergamena, facendolo ruotare, passandoselo tra le dita. Zaka riconobbe che era esattamente quello consegnato alle guardie poco prima, ancora arrotolato.

Si avvicinò a passi lenti al trono. Tra una colonna e l’altra era schierata la guardia reale. Non appena giunse ai piedi della scalinata, s’inginocchiò «Vostra maestà, eccomi come avete richiesto. In che modo posso servirvi?»

«Puoi alzarti comandante... Zaka Emot... giusto?»

«Sì, vostra altezza» e si rialzò in piedi. Zaka notò che l’imperatore lo scrutava a fondo e che il suo occhio destro aveva uno strano tic. Niente di eclatante, ma la cosa lo innervosiva.

«Sei in anticipo» disse annuendo.

Non sapeva cosa rispondere. Intanto il suo tic all’occhio non si fermava e questo lo faceva sentire ancora più a disagio. Che lo avesse fatto arrabbiare? «Vostra maestà, non volevo essere in ritardo e farvi aspettare inutilmente... e...» Non sapeva cos’altro dire. Guardò l’imperatore negli occhi e vide che scuoteva leggermente la testa in maniera quasi impercettibile e molto rapida, ma che unita al tic all’occhio non poteva essere un buon segno.

Invece, contrariamente a quanto aveva immaginato, l’imperatore ridacchiò con una smorfia beffarda «Hai pensato bene. Odiamo aspettare e odiamo chi è in ritardo. Sei un buon soldato, comandante Zaka.»

Interiormente tirò un sospiro di sollievo «Vi ringrazio, vostra maestà.»

«Sai perché sei qui?»

Il tic all’occhio sembrava scomparso e persino la sua espressione sembrava diversa, quasi più serena rispetto all’aspetto greve precedente. «No, vostra maestà.»

«Quando il generale Zephyr ci ha detto che Pajia stava per capitolare, stentavamo a crederlo. Per secoli è stata la daula più potente delle Terre di Crocevia e l’impero non è mai riuscito a sottometterla, quantunque non possieda una forza militare particolarmente potente o disciplinata. I loro signori preferiscono indugiare nei lussi e godere dei guadagni dei loro commerci. Per farla breve è una nazione che sperpera tutte le risorse su cui mette sopra le grinfie e non è in grado di vincere neanche uno scontro in un vero campo di battaglia. Eppure sono riusciti a rimanere indipendenti fino a oggi. Sai perché?»

Zaka per la seconda volta non sapeva cosa rispondere «Perché... nessuno aveva mai provato seriamente a conquistarla...?»

L’imperatore prese a ridacchiare «Ah ah ah... No, assolutamente! Anzi, anche il nostro predecessore Cyril VIII aveva pianificato delle spedizioni, seppure mai realizzate. Il vero problema sono quei sorci dei signori di Pajia. Sono tanto viziati e opulenti, quanto furbi. Non cederanno la loro terra tanto facilmente, per nessuna ragione al mondo. Nemmeno se li minacci di morte, o gli punti un coltello alla gola. Preferirebbero vendere i loro figli e le loro mogli come schiavi, piuttosto che perdere solo una moneta delle loro vaste ricchezze. Se veramente sei riuscito in un’impresa tanto ardua senza alcuna difficoltà, forse sei l’uomo straordinario che stavamo cercando...»

Zaka rimase un attimo interdetto «L’uomo che state cercando...? Posso chiedervi maggiori informazioni, vostra maestà?»

«Certamente, vedi, c’è una missione che dovrebbe essere compiuta con urgenza... Zaka possiamo chiederti cosa ne pensi della fedeltà?»

La conversazione diventava sempre più strana e lo metteva sempre più a disagio. «Beh... dipende. La fedeltà espressa nei confronti di chi o che cosa... Immagino che si stia parlando di fedeltà nei confronti del proprio signore e della patria che è un valore innegabile e inderogabile...»

Rhodes IV annuì fermamente «Esattamente! È proprio ciò che pensiamo anche noi. Per questo non tolleriamo la presenza di traditori tra le nostre fila...»

Ora il tutto cominciava ad avere un senso «Temete che tra le nostre fila ci sia un traditore?»

La sua espressione si corrucciò e tornò a essere minacciosa. Forse era per le pesanti occhiaie, o per la barba che si vedeva non fosse stata tagliata di recente, che gli conferivano un’espressione molto cupa. «Non si tratta di un timore, ma di una certezza. Tra i nostri generali di brigata, c’è qualcuno che sta complottando qualcosa di poco chiaro e potrebbe mettere in pericolo il nostro glorioso impero.»

La cosa non sorprese Zaka. In fondo intrighi di corte e pugnalate alle spalle erano all’ordine del giorno nei centri di potere. Tuttavia mostrò comunque un’espressione di sorpresa «Un traditore? Tra le nostre fila? Mi sembra impossibile, vostra maestà! Nessuno potrebbe sfuggire alla vigilanza della guardia reale e a quella degli alti ufficiali di Egril impunemente. Ma nel malaugurato caso in cui una tale ipotesi fosse reale, potreste dirmi di chi si tratta?»

L’imperatore ridacchiò nuovamente «Comandante Zaka, ammiriamo la tua dedizione alla nostra patria e l’alta considerazione che hai del nostro esercito. Ma sfortunatamente, anche nelle migliori famiglie nasce la pecora nera. Proprio per questa ragione, ho scelto uno come te. Integerrimo, leale e intelligente per compiere una missione della massima importanza...» Prese una breve pausa, dove intrecciò le sue mani e si chinò leggermente in avanti, mantenendo comunque una compostezza regale «Comandante Zaka, dopo che ci avrai servito Pajia su un piatto d’argento, vorremmo che tenessi d’occhio il generale Zephyr per nostro conto.»

Questa volta non ci fu bisogno di fingere per ottenere un’espressione di sorpresa. Zephyr, un traditore? Non è possibile! Certo, è anticonvenzionale e a volte prende delle decisioni che sono molto discutibili, ma che sia addirittura un traditore... è... questo è...

Sgranò gli occhi. Eppure... questo spiegherebbe lo strano comportamento con Trozar... del perché intraprende decisioni senza coinvolgere tutti gli alti ufficiali di brigata... Se per caso fossero in combutta e stessero complottando qualcosa? Ma anche se così fosse, perché?

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