Capitolo 8
Le Montagne dei Draghi

La notte trascorse tranquilla. Mina dormì profondamente, anche se ebbe un sonno agitato. Sognò di volare sopra un deserto sconfinato. Al di sotto erano schierati migliaia di donne, uomini, umani e bake con archi e frecce. I loro sguardi erano fissi su di lei, la stavano puntando. Tutti contemporaneamente imbracciarono l’arco, incoccarono e scoccarono le loro frecce provando ad abbatterla. Lei reagì prontamente. Grazie alle sue abilità magiche, sfruttò il suo soffio di fuoco per bruciare i dardi facilmente. Ma per quanti ne bruciasse, ce n’erano altre centinaia che le venivano contro. Alcuni la colpivano alle gambe, altri al petto, eppure non sgorgava sangue dalle sue ferite, benché provasse dolore. Allora rivolse la sua magia non più contro le frecce, ma contro gli arcieri. Gettava loro addosso vampate di fiamme e banchi di nebbia ardente che li vaporizzava all’istante. Ma più ne bruciava, più sembrava che ne spuntassero altri, ancora più motivati a darle la caccia. La battaglia si prolungò ancora e dalle nebbie infuocate spuntavano frecce che continuavano a bersagliarla. Ogni dardo le perforava un punto diverso del corpo, sembravano centinaia di becchi affilati che bucavano una corteccia logora. Ma per quanto dolore sentisse, continuava a reagire e subito era pronta a lanciare sfere infuocate, soffi di fuoco, vampate di calore e nebbie incendiarie. A decine si rotolavano per terra urlanti di dolore, lasciando solo dei resti carbonizzati irriconoscibili. Dopo aver bruciato centinaia di arcieri e aver subito altrettanti colpi, discese tra le sabbie. Si fece avanti una donna dalla carnagione olivastra scura e dalla corporatura esile e sinuosa, con vesti di lino blu a più strati, che la coprivano fino alla vita, con delle maniche molto più larghe rispetto alle sottili braccia, portava dei pantaloni di stoffa leggera bianca, larghi sulle cosce, che si stringevano man mano sulle caviglie. Aveva un viso a forma di cuore, due occhi molto grandi, ulteriormente accentuati dai contorni disegnati con una matita, un naso piccolo e proporzionato, due labbra grandi e carnose. I suoi folti capelli neri erano raccolti in una treccia, legata in più punti, che le scendeva fino alla schiena. Aveva sguainato una spada ricurva alla mano destra posizionata all’altezza della testa. Disse a Mina qualcosa, che però non riuscì a comprendere e menò un paio di fendenti con la spada, il primo fendente da destra verso sinistra e il secondo riprendendo lo stesso movimento in senso contrario. Mina riuscì a evitare entrambi i colpi con facilità, dopodiché le si avvicinò e prese il polso sinistro della donna che la stava attaccando. Improvvisamente la spada divenne fiammeggiante. La misteriosa donna sorrise e senza divincolarsi, alzò leggermente il braccio sinistro. Dalla manica fuoriuscì un serpente che morse Mina al collo, che rimase paralizzata e cadde di schiena, volgendo la testa all’indietro. D’un tratto, tutti gli arcieri erano spariti e al loro posto vide emergere dalla terra, la figura di una creatura mastodontica e imponente, ma dai tratti indistinti. Improvvisamente dispiegò le ali coprendo l’intero scenario alle sue spalle. Sentì provenire dalla creatura un suono rauco di cui riuscì a capire solo alcune parole «...ma... dan...» Mina non sapeva cosa fare, la terra aveva cominciato a tremare e lei ancora non riusciva a muoversi. La creatura parlò nuovamente «...mandan...» Il suo respiro si fece più affannoso, la terra tremava sempre di più, fino a spaccarsi in decine di fratture che squarciavano lo spazio. Precipitò nel vuoto...
«Comandante!»